Caporetto.

11.10.2026

Vivi,Caporetto.

Oggi la storia l'ho respirata nella polvere che si alza percorrendo le strade sterrate.

Qui c'era un uomo. Portava una divisa.

La sua bandiera determinava la vittoria o la sconfitta.

Gli oggetti del mestiere hanno resistito alla ruggine. Le armi sono conservate, forse, per ricordarci cosa significhi generare morte.

Le fotografie sono rimaste indelebili, le lettere scritte a mano, le sofferenze racchiuse in parole di speranza e nella nostalgia della vita di tutti i giorni.

I vaniloqui rimbalzavano nella testa dei soldati più delle pallottole.

L'inconfondibile suono di ogni strumento di morte, a forza di sentirlo, diventava familiare.

Qui c'era un uomo.

Oggi, nel museo di Caporetto, la storia l'ho vista così: negli oggetti rimasti, nelle fotografie, nelle lettere, nei nomi di chi da questi luoghi è passato davvero.

Senza bisogno di aggiungere molto.

Ogni italiano dovrebbe respirare almeno una volta quest'aria e camminare su questa stessa terra.

Oggi che puoi respirarla, uomo, fallo.

Meglio con un obiettivo per fotografare, per immortalare un ricordo, piuttosto che attraverso un fucile, per raggiungere una meta che regala pianti anziché vittorie.

La storia insegna. Bisogna però avere il rispetto di lasciarla parlare. Non per le visualizzazioni, non per difendere finti ideali o inventare nuovi giochi di parole che fanno comodo a chi quella storia non l'ha vissuta.

Usa il cervello, uomo.

Ora che hai la fortuna di poter vivere, scrivere e leggere.

Non cadere nel vuoto, ignorante uomo. Tu che non sai quanto possano rimanere nelle orecchie le urla di chi nel vuoto è caduto.

Respira quell'aria, uomo. E impara.

Caporetto, oggi terra slovena, insegna anche questo: il rispetto per la nostra storia non porta necessariamente una bandiera, eppure si erge fiero.

Che ne sai tu di quanto dolore possa provocare una tagliola nella gamba.

Che ne sai del rumore di una granata, dell'odore del fango sporco di sangue.

Del colore della tua pelle quando il freddo la congela.

Che ne sai, uomo, quando spari frasi per raccogliere facili consensi.

Qui c'era un uomo.

Oggi forse ti direbbe di essere un po' più furbo. Di combattere per quella libertà che pronunci così facilmente e che, giorno dopo giorno, rischi di perdere senza nemmeno accorgertene.

Ora tornerò a letto portando con me ogni ricordo. Forse anche un poco della sofferenza di ogni uomo morto, nel viver così sordo.

Per tutto ciò che non ho detto, resta una grande parola, protettiva come un robusto tetto. Almeno finché avrai la fortuna di averlo sopra la testa.

E se senti una musica di festa,ringrazia.

Significa che, almeno oggi, non è il rumore di una granata.

Uomo,stupido uomo.

Hai la fortuna di respirare la storia senza dover morire.

E se dovessi addormentarti e se dovessi esser distratto, ricorda sempre questo nome.

Caporetto.

21 Agosto 2026 

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