IL TRENO CHE NON PARTI' | I racconti del presidente del tempo.

15.03.2026

IL TRENO CHE NON PARTI'.


C'era un treno fermo sui binari. Non era un treno qualunque: uno di quelli che trasportano soltanto armi e cannoni. Armi destinate a una guerra che ancora non era cominciata, ma che già si respirava nell'aria come un temporale lontano. Davanti ai binari c'era quasi tutta la popolazione della città. Bambini, anziani, donne e uomini. Non gridavano. Erano composti, ordinati. Erano tutti in ginocchio e formavano una fila lunghissima. Nessuno avrebbe voluto far partire quel treno, neppure il macchinista. 

Tutto fermo. Tutti fermi. E sguardi. Sguardi veri, che mancavano da tempo. Tutti in silenzio, con una compostezza quasi antica, come se quel gesto fosse l'unica lingua rimasta per dare un senso reale a una verità. I militari erano lì. Osservavano. E io ricordo i loro sguardi: non erano sguardi di ostilità. In molti si leggeva una forma di rispetto, quasi un'approvazione silenziosa per quell'ordine improvviso che la coscienza, a volte, riesce ancora a creare. Tutto fermo. Tutti fermi. E sguardi. Sguardi veri, che mancavano da tempo. Era prima della guerra che poi scoppiò. Ma quella scena non è mai esistita. È soltanto un ricordo dimenticato da ottant'anni. Sono il Presidente del Tempo, e con il tempo ho una certa familiarità. Eppure vi confesso una cosa: il rimorso lavora come un pittore ostinato. Quando la storia passa, lui si mette lì e dipinge immagini di ciò che avremmo potuto essere. Quando si diventa parte della storia — anche solo di un frammento — succede qualcosa di curioso: si comincia a vedere meglio. Si capisce cosa è cambiato, cosa si è evoluto e, soprattutto, cosa si è perduto. Il vero male dei nostri tempi non è soltanto la velocità. Non è la tecnologia. Non è nemmeno il rumore. È la mancanza di coerenza della propria identità. 

Tutto oggi può essere visto, rivisto, condiviso, commentato e giudicato. Ma, paradossalmente, conserviamo molto meno, e soprattutto conserviamo meno autenticità: meno memoria, meno attenzione, meno rispetto per i dettagli. Stiamo vivendo il presente senza rispetto per il futuro e senza rispetto per la storia, anche se continuiamo a dire il contrario. E i dettagli, credetemi, sono il luogo dove la verità ama nascondersi. La comunicazione corre in pochi secondi, troppo pochi per capire davvero qualcosa. Le immagini scorrono veloci e con loro scorrono anche le idee. Così si sono persi i dettagli. E con i dettagli si sono persi anche gli esempi. Un tempo esistevano figure che diventavano punti di riferimento per genialità naturale, per spontaneità, per creatività. Persone che non avevano bisogno di essere costruite. Oggi scorrono immagini. Domani ne arriveranno altre. Il futuro, naturalmente, non potrete prevederlo. Detto da me… Ma nel vostro presente possedete qualcosa che vale più di qualsiasi previsione: il vostro cervello. È l'arma più potente che avete. E proprio come il tempo, anche lui può scegliere di far accadere o di non far accadere. Può diventare il vostro più grande alleato. 

Oppure il vostro peggior nemico. Io, che con il tempo ci parlo ogni giorno, posso dirvi solo questo: le guerre cominciano sempre molto prima delle esplosioni, quando smettiamo di immaginare scene che avrebbero potuto fermarle. 



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